Caro Giuliano,
mi chiedi di scrivere alcune righe sulla tua attività di costruttore di opere strutturali di legno, sì da corredare il sito internet che hai in mente di realizzare.
Più che le mie parole, credo che i lavori che hai realizzato siano la migliore testimonianza della capacità che ormai hai raggiunto nella carpenteria lignea.
Conosco i tuoi lavori, perché la maggior parte dei progetti che hai realizzato, li abbiamo discussi assieme. Anzi se tu mi chiedessi quali sceglierei, avrei un forte imbarazzo. Certamente negli ultimi lavori si evince la maturità raggiunta in più di dieci anni -era il 1997?- di pareri, scambi, discussioni, progetti e proposte. Ricordo nitidamente il primo fax in cui mi chiedevi un parere su un particolare costruttivo di un gazebo e come si poteva fare in modo di non trasmettere spinte ai montanti. Dagli oggetti di arredo urbano, cerniera del passaggio da falegname a carpentiere, gradualmente e progressivamente scoprivi settori sempre più impegnativi di carpenteria lignea.
In poco tempo le tue strutture coprivano luci notevoli. Contemporaneamente aumentavano le mie raccomandazioni, spesso vere e proprie brusche frenate al tuo entusiasmo e voglia di osare.
Ogni lavoro per te era un gradino per salire la scala articolata di nuove difficoltà. Alla fine fui io che dovetti cedere e seguirti in ragionamenti che avevano un retroterra condiviso. La convinzione cioè che il legno, se rispettato ed assecondato, non può tradirti! Non dobbiamo mai forzarlo con usi impropri. Prudenza ed umiltà devono contraddistinguere anche l’azione non convenzionale, innovativa.
Un altro aspetto che ha contrassegnato i tanti fax scambiati è stata la discussione a fronte delle novità che il comparto del legno strutturale ha offerto al mercato edilizio e che continua a proporre. Penso che i tuoi siano stati i primi tetti con pacchetti di copertura che tenevano conto dei problemi di risparmio energetico, di igrometria, di isolamento acustico e termico. Ma dove il tuo magistero ha raggiunto importanti risultati è l’impiego intelligente e appropriato del componente principe di un tetto: la capriata. L’hai intesa non solo come componente strutturale risolutivo, ma l’hai piegata ad ulteriore impieghi, per sostenere soppalchi, per risolvere situazioni difficili, ma anche e soprattutto l’hai intesa come oggetto da esibire, guardare ed ammirare. Ed io a seguirti, anche quando mi complicavi la vita con capriate dissimetriche, zoppe, inusuali.
L’altro aspetto che ampliamente condivido è l’impiego del legno di castagno. È la specie legnosa dei tuoi luoghi. È un modo per segnalare che c’è anche al Sud la capacità di usare il legno, diversamente dall’abete rosso che è del Nord dove altro è il clima, la tradizione, il genius loci.
Il tuo rammarico, lo so, è quello di rifare ciò che hai già fatto, di non trovare progettisti che ti seguano in un’avventura sempre nuova. Nella natura più intima e organica del legno c’è la tensione a innovare, osare e non si può pretendere da chi lo conosce poco di fidarsi e ritirarsi per lasciare il campo a chi, come te, ne ha fatto non solo ragione di lavoro, bensì filosofia di vita.
Il legno induce, così mi diceva il compianto prof. Giordano, alla perseveranza. Non mi viene nulla da aggiungere a questo pensiero. Continua allora, caro Giuliano, a credere e tenerti, come hai sempre fatto, aggiornato, a sperimentare, ad osare, anche in tempi come questi, che sembrano voler uccidere anche la speranza, oltre che l’economia. Metti comunque a disposizione di chi vede i tuoi lavori e la tua esperienza, quel patrimonio di conoscenze, che con fatica, ma anche con qualche soddisfazione, hai accumulato.
L’arte che interpreti non deve morire!
Con la stima e simpatia di sempre
Franco Laner
Prof. Ordinario di Tecnologia dell’ArchitetturaUniversità IUAV di Venezia Terese
